Il circuito di Jerez spiegato da María Herrera

Il circuito di Jerez spiegato da María Herrera
María Herrera and the MotoE of the Openbank Aspar Team

“La curva uno è una frenata forte e importante, va preparata molto bene perché è facile andare lunghi, uscire larghi e compromettere la giusta traiettoria per affrontare la curva due. Nella seconda curva non bisogna entrare presto, serve aspettare un attimo prima di chiudere la linea, per impostare bene il tratto successivo che è formato da una curva veloce (la tre) da cui bisogna uscire con molta accelerazione verso la curva quattro. In pista bisogna sempre pensare a quello che dovrai affrontare più avanti, devi guardare lontano.”

“Avvicinandosi alla curva quattro si deve entrare tardi, quasi alla fine del punto di corda, per non perdere la linea, perché se si punta all’interno della curva troppo presto, si finisce per allargare troppo sul cordolo esterno in uscita. Si va alla corda un po’ più tardi del normale, con la moto non troppo inclinata in modo da ottenere una buona velocità in curva e molta accelerazione. Da lì si approfitta del breve rettilineo per preparare bene la curva cinque. Questa curva ha molta pendenza, bisogna frenare un po’ dritti all’inizio, poi si lascia il freno a metà curva e si punta alla corda; se si sbaglia questa curva, si perde molta velocità nel lungo rettilineo successivo.”

Maria Herrera riding the MotoE version 2020 at the Circuit of Jerez

“La curva 6 è una frenata molto forte, dove in gara avvengono molti sorpassi. Quando si fa in prova o in qualifica, si deve mantenere una buona velocità di percorrenza, perché se si arriva troppo all’interno, non si esce con abbastanza velocità per la curva successiva. Nella curva sette serve entrare un po’ in anticipo, perché altrimenti, a causa dell’inerzia, si viene portati all’esterno della pista. Si tocca molto il cordolo interno e si punta all’uscita con molta accelerazione.
Nella curva otto, non si frena molto forte, si dà solo con un piccolo tocco al freno; è una curva che si fa abbastanza veloce ma bisogna impostare una buona traiettoria per riuscirci. Da lì si arriva veloci alla curva nove (Angel Nieto) e dieci (Peluqui) che vanno fatte assieme come se fossero una curva sola, andando a toccare sia il cordolo interno che quello esterno. Se si riesce ad uscire bene da queste due curve, si riesce a impostare un buon settore finale.”

“Le curve undici e dodici sono quelle che amo di più: sono molto veloci, e per farle bisogna rallentare di pochissimo. In particolare, alla curva dodici non bisogna chiudere la linea troppo in fretta perché altrimenti si va larghi sull’erba. L’ultima curva è molto stretta, serve mantenere una buona velocità di percorrenza e andare alla corda tardi per raddrizzare la moto il prima possibile in uscita e avere una buona accelerazione sul lungo rettilineo finale”

Qui potete trovare ulteriori informazioni sulle prestazioni della MotoE sulla pista di Jerez.

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